Terremoto Centro Italia, l’allerta resta alta, lo dice l’INGV

Chi da tempo sta osservando il comportamento del sistema di faglie attivo in questa zona sa bene che purtroppo non è possibile abbassare la guardia. Intanto dall’analisi delle immagini dei satelliti si evidenzia che dopo i quattro terremoti del 18 gennaio il suolo si è abbassato di 10 centimetri nell’area di Campotosto (L’Aquila). “L’attenzione resta alta”, ha detto il sismologo Alessandro Amato, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Nel frattempo la rete dei sismografi è stata completamente ripristinata dopo le forti nevicate e sia le stazioni fisse sia quelle mobili stanno funzionando bene. “I terremoti registrati nella notte sono avvenuti nella porzione settentrionale del sistema faglie attivo dal 24 agosto e in particolare nella zona compresa tra Umbria e Marche che si era attivata con il Terremoto del 26 ottobre 2016”. Tutti, ha aggiunto, sono stati abbastanza superficiali (non hanno superato la profondita’ di sei chilometri) e “sono molto concentrati, in una zona che si estende per circa cinque chilometri”.
Ciò è possibile in quanto le faglie che generano terremoti di magnitudo 4 sono relativamente piccole in quanto non raggiungono la lunghezza di un chilometro. Le loro caratteristiche sono le stesse delle altre faglie dell’Appennino centrale, ossia sono di tipo estensionale e orientate nella direzione che va da Nord-Ovest a Sud-Est. Anche gli ultimi terremoti “si possono collegare al sistema di faglie gia’ attivo”. Un’altra caratteristica che hanno in comune, ha detto ancora Amato, e’ di “essere spostati verso l’Umbria, vicino alla zona di Colfiorito”, che nel 1997 era stata colpita da un Terremoto di magnitudo 6,1. I terremoti avvenuti 20 anni fa in quella zona potrebbero aver scaricato tutta l’energia accumulata nelle faglie che li avevano generati, ma probabilmente non si puo’ dire la stessa cosa dei settori vicini. Questi ultimi “potrebbero non aver scaricato tutta l’energia, ma queste al momento sono soltanto congetture”. Il fatto che i nuovi terremoti rientrino nel quadro delle repliche di quelli del 26 ottobre e del 30 novembre “non implica che la sequenza sia finita”, ha osservato il sismologo. Negli ultimi giorni il settore piu’ meridionale dello stesso sistema di faglie, che si era risvegliato il 18 gennaio, e’ invece rimasto piu’ tranquillo, ma “e’ ancora sotto osservazione perche’ la quantita’ energia rilasciata nella sequenza del 18 gennaio e quella rilasciata nel 2009 lasciano ancora spazio per altri terremoti, ma e’ impossibile dire quando potranno avvenire” (Fonte: MeteoWeb)

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